7. Ridare centralità alla didattica

Nel corso dell’ultimo decennio il nostro sistema universitario (ma tra i tanti altri anche quello inglese) è stato sostanzialmente orientato a privilegiare solo la dimensione della ricerca. Dall’abilitazione scientifica nazionale alla premialità, dalla selezione dei dipartimenti di eccellenza alla retorica dei rankings internazionali, l’enfasi si è sempre più venuta focalizzando sulla ricerca, relegando la didattica al ruolo di “cugina povera” nel mondo accademico (come ebbe a dire il ministro per l’università e la ricerca britannico). Ma la funzione formativa dell’università giustifica e rafforza il nostro rilievo sociale aumentando la qualità media del capitale umano e contribuendo allo sviluppo socio-economico del nostro Paese. E non solo: secondo le nuove regole di allocazione delle risorse agli atenei, quasi due terzi del Fondo di finanziamento ordinario assegnato ai singoli atenei dipenderà a regime dal costo standard dello studente in corso, vale a dire dal numero di studenti regolari, correlando così la parte più consistente del finanziamento universitario alle performance didattiche (abbandoni, regolarità dei percorsi, tempo al conseguimento del titolo, congruenza delle competenze acquisite rispetto al lavorooccupabilità, ecc.).

Nel nostro Ateneo parecchio è stato realizzato in questi ultimi anni per migliorare l’organizzazione e l’efficacia dei nostri corsi di studio, potenziando l’orientamento in ingresso e in itinere, il monitoraggio delle carriere, il recupero dei crediti e la fluidità dei percorsi formativi, grazie soprattutto al notevole impegno di tutti i docenti (in particolare dei responsabili dei corsi di studio e delle loro diverse articolazioni, dei Presidenti dei Comitati di direzione, dei componenti del Presidio AQ e del NdV), del personale (in particolare degli Uffici preposti alla formazione e del COSP) e degli studenti attivi nelle diverse commissioni. È aumentata infatti la quota degli studenti in corso e la regolarità nell’acquisizione dei crediti, mentre si sono ridotti gli abbandoni e i tempi di completamento dei percorsi, anche se ancora rimangono forti differenze tra le diverse aree.

Tuttavia molto deve essere ancora fatto. E, per farlo, la didattica deve tornare ad essere centrale nelle priorità strategiche della Statale: impegno, responsabilità e risorse devono essere dosate sinergicamente con quelle destinate alle altre funzioni dell’Ateneo, per rendere la nostra offerta formativa efficace, qualitativamente elevata e innovativa.

Didattica e ricerca devono ritrovare la loro integrazione nei metodi e nei contenuti. È il modello formativo di educazione-arricchita-dalla-ricerca (research-enriched education) che consente di farlo: l’applicazione delle nuove tecnologie sta infatti rendendo sempre più scalabile/riproducibile la trasmissione degli argomenti generali/Istituzionali, facilitando il concentrarsi delle energie didattiche nella formazione di competenze più legate agli ambiti specifici di ricerca dei diversi docenti.

La costruzione del portfolio dell’attività del docente (vedi 10. Per riconoscere) permetterà di identificare e valorizzare al meglio l’impegno e la responsabilità dei professori e dei ricercatori nell’attività formativa e in tutti i ruoli connessi alla sua migliore gestione, ma alla didattica vanno attribuite specifiche risorse sia in termini di reclutamento che in termini di potenziamento dei servizi di supporto.

Gli interventi in termini di risorse per il reclutamento devono essere rivolti a:

  • Promuovere e sostenere iniziative didattiche di interesse strategico per la Statale, sia in relazione all’emergere di profili occupazionali nuovi, sia in relazione alla necessità di aumentare l’utenza studentesca sostenibile in alcune aree con forte richiesta di accesso, come pure alla valorizzazione di nostre competenze disciplinari di elevata qualità ed esclusività;
  • Sostenere i cosiddetti insegnamenti di servizio, vale a dire quelli presenti in molti cds e non direttamente erogabili dai dipartimenti di riferimento dei cds, al fine di garantire la qualità della copertura, spesso demandata per contratto a docenti esterni che si trovano ad essere il primo contatto per molte matricole di Unimi;
  • Favorire la diminuzione della coperture fuori compiti didattici e con contratti esterni, valutando l’irrinunciabilità di questi insegnamenti e l’efficacia dei percorsi didattici in cui sono inseriti.

Gli interventi per potenziare il supporto alla didattica devono essere finalizzati alla creazione di un servizio di esperti (sul modello della già citata l’Officina 2020) che –anche sulla base del confronto e degli stimoli offerti dalla Leru – affianchi e coadiuvi i nostri docenti e cds nella sperimentazione e nell’adozione di nuove metodologie didattiche che, anche grazie alle nuove tecnologie, favoriscano l’apprendimento.

Lo sviluppo e la diffusione delle nuove metodologie didattiche devono essere infatti indirizzati a realizzare la definitiva transizione dall’insegnamento all’apprendimento (come stabilito molto tempo fa dal processo di Bologna), mettendo definitivamente al centro del processo formativo gli studenti. I metodi partecipativi di trasmissione e di elaborazione delle conoscenze – oggi molto facilitati dalle infrastrutture digitali – producono miglioramenti tangibili: uno sviluppo più inclusivo del processo di apprendimento fornisce competenze più alte (dato che ogni studente è messo nelle condizioni di accomodare le informazioni che riceve nelle sue proprie reti cognitive, intellettuali ed emozionali); maggiore attenzione ai bisogni peculiari rende il processo più adatto allo scopo dato che le istanze di apprendimento sono raggruppabili anche per gruppi di studenti; gli studenti che si sentono protagonisti del processo formativo saranno studenti più indipendenti e autoriflessivi, e quindi più capaci di continuare la loro educazione e di dargli la giusta l’importanza per tutto il corso della loro vita, incrementando la formazione continua.

Si pensa generalmente che la didattica centrata sullo studente sia difficile da realizzare in classi numerose e in settori specifici, dove la discussione appare quasi impossibile ed avere feedback costanti altrettanto complesso. Di fatto, come dimostrano alcuni esempi già avviati con successo sia in Statale che in altri atenei, è possibile estendere questo approccio a tutti i corsi, progettando soluzioni di interazione centrate sullo studente; si pensi, per esempio, alle legal clinic nell’area di Giurisprudenza, ai laboratori di area umanistica, ai centri di simulazione per la medicina o, più trasversalmente, all’uso dei clickers in aula per coinvolgere i discenti e raccogliere e le loro immediate risposte.

Si deve innanzitutto conoscere la geografia delle pratiche e delle “tradizioni” didattiche e dei bisogni percepiti dai nostri docenti, per poi passare ad una fase di analisi delle metodologie/tecnologie più opportune e quindi alla loro sperimentazione/adozione. Creare dei teaching group per le diverse aree contribuirà poi a diffondere e a consolidare la cultura dell’innovazione didattica.

In questa prospettiva la formazione e l’aggiornamento dei docenti deve acquisire un ruolo centrale e strategico, tanto per i giovani ricercatori quanto per tutti i docenti che vogliano usare nuovi approcci formativi e nuove tecnologie o anche rafforzare o acquisire competenze linguistiche o espositive.

Su queste basi va condotto un processo sia di aggiornamento dell’attuale offerta formativa sia di programmazione strategica per l’istituzione di nuovi corsi di studio, in grado di favorire un ingresso qualificato nel mondo del lavoro, di anticipare i profili occupazionali emergenti e di soddisfare le esigenze culturali e di formazione critica della persona.

Massima attenzione va posta nell’allargamento delle iniziative di formazione duale (studio-lavoro), sul modello Ulisse già attivo da tre anni per il cdl in Informatica, che hanno lo scopo sia di migliorare il mismacth tra preparazione accademica e professionali sia di potenziare (proprio per il valore pedagogico dell’impegno lavorativo) le competenze trasversali dei nostri studenti, vale a dire quell’insieme di abilità di carattere generale che fanno la differenza nel lavoro e nella vita in genere.

Alla crescita delle competenze generaliste, che proprio per la varietà combinatoria delle discipline della Statale trovano da noi una declinazione particolarmente ricca, deve essere dedicata un’azione specifica in grado di sistematizzarle e farle diventare un ulteriore tratto distintivo e attrattivo per i nostri studenti. L’attribuzione degli Open Badge (certificati open access internazionalmente riconosciuti) renderà poi queste attività molto utili anche per arricchire i porftolio formativi dei nostri iscritti.

Per aumentare l’inclusione studentesca (vedi anche 8. “Per” e “con” gli studenti) vanno previste nuove iniziative, o vanno organizzate iniziative didattiche già attive, secondo spazi e tempi che ne consentano la fruizione a studenti lavoratori o a giovani adulti interessati a riprendere gli studi. La possibilità di combinare insegnamenti erogati in modalità asincrona (on line) e insegnamenti impartiti in orari serali o prandiali aumenta e facilita la possibilità di raggiungere una tipologia di studenti sempre più allontanatasi dalle università pubbliche.

Allo stesso modo, queste e altre facilitazioni devono consentire la doppia carriera per quegli studenti che, come incoraggiato dal Miur, conducono attività sportiva ad altissimi livelli e che al tempo stesso intendono conseguire un titolo di istruzione terziaria.

La formazione post-laurea (dai corsi di perfezionamento ai Master, dai corsi di formazione e di preparazione per insegnanti e a quelli per executive, dai seminari di aggiornamento a tutte le altre attività formative non istituzionali) costituisce infine una significativa opportunità strategica di sviluppo dell’ambito didattico della Statale. L’imporsi della necessità della formazione continua, insieme alla nostra straordinaria vitalità e ricchezza multidisciplinare, apre sul nostro territorio di riferimento un orizzonte di possibilità che negli ultimi anni ha portato a raddoppiare queste iniziative e i relativi introiti, che costituiscono delle voci di bilancio non finalizzate e in parte ritornabili anche sul personale tecnico-amministrativo.