9. Una Terza Missione aperta al contesto: la ricchezza dei saperi della Statale per l'innovazione sociale, la crescita culturale del territorio e la valorizzazione dell'innovazione tecnologica

Nel campo della Terza Missione, che costituisce il necessario complemento della ricerca e della formazione, il nostro Ateneo ha una straordinaria potenzialità, a cui però vanno dati maggiore rilievo e ulteriore sviluppo. I suoi due ambiti, la diffusione delle conoscenze e della cultura così come il trasferimento tecnologico e delle conoscenze, trovano nella ricchezza delle competenze multidisciplinari della Statale una risorsa formidabile in grado di dare vita a nuove sinergie dei saperi e ad un’interazione proficua con il mondo della scuola, della cultura, delle imprese e delle istituzioni e con la società nel suo complesso.

Dal canto suo, il contesto milanese e lombardo in cui siamo inseriti rappresenta in questo momento un tessuto assolutamente unico e stimolante tanto nelle opportunità come nelle richieste di cultura scientifica e di trasferimento dei risultati della ricerca. Data anche la centralità che la Terza Missione sta progressivamente assumendo tanto per l’accreditamento AVA della sede quanto per la ripartizione del finanziamento pubblico, è ora essenziale prevedere una figura di prorettore con delega specifica, che si impegni nello sviluppo qualitativo e quantitativo di questo settore, facendone anche un elemento strategico per dare maggiore visibilità ed identità alla Statale nel contesto territoriale.

Molto si è fatto nella diffusione e nella condivisione della cultura, ma gli interventi in questo ambito vanno consolidati, incrementati e messi a sistema. La promozione della cultura è senz’altro uno dei più importanti compiti civili della nostra istituzione per contrastare i pregiudizi ideologici, il preoccupante analfabetismo di ritorno e il diffuso spirito antiscientifico.

In questi ultimi anni la Statale si è aperta moltissimo alla città e al pubblico con il suo programma “La Statale cultura” (declinato dal cinema al teatro, dalla musica all’arte) e con diverse attività e interventi rivolti al sociale (come ad esempio le iniziative di contrasto della criminalità organizzata e quelle indirizzate al recupero delle persone private della libertà in quanto autori di reato). Va però costruito un organismo specifico dedicato all’organizzazione sistematica delle attività, degli eventi culturali e all’attivazione di collaborazione con enti privati e pubblici interessati a sostenere queste azioni dal punto di vista finanziario e organizzativo.

Va innanzitutto costruita – per favorire la comunicazione e le possibilità di sollecitazione dall’esterno – un’anagrafe delle competenze di Ateneo di potenziale interesse per la disseminazione culturale e per l’innovazione sociale, che possa, per esempio, mettere un giornalista, un’istituzione o un ricercatore in condizione di individuare rapidamente e contattare chi all’interno della nostra comunità si occupa in maniera autorevole di questo o quel tema di particolare richiamo.

Vanno poi moltiplicate le occasioni di conoscenza aperta rivolte alla cittadinanza (per esempio, organizzando incontri serali tra studiosi della Statale e il pubblico su temi nodali), così come le iniziative finalizzate alla divulgazione scientifica, i laboratori interattivi e i concorsi rivolti agli studenti delle scuole e all’educazione dei giovani in generale. Ad esempio, prendendo spunto dall’attività del nostro CusmiBio, va avviato un ciclo di interventi presso gli istituti secondari della Lombardia (Unimisaperi per le scuole secondarie) creando partnership con Fondazioni interessate alla divulgazione scientifica.

Anche il ricco patrimonio di beni culturali dell’Ateneo, così come l’Orto botanico e l’Osservatorio di Brera, devono essere valorizzati e messi a disposizione di tutti, in una prospettiva di progressivo sviluppo e fruizione, oltre che di conservazione. Il crescente interesse per la sede centrale costituisce un formidabile volano per incrementare la conoscenza degli altri nostri preziosi giacimenti culturali. Occorre completare il lavoro di censimento e di catalogazione del materiale delle collezioni e degli archivi così da poterlo utilizzare attraverso visite guidate o mostre tematiche, e per dare vita a una o più esposizioni permanenti o poli museali che consentano di mostrare a tutti l’insospettato capitale di storia che possediamo.

Ancora maggiori sono i margini di sviluppo nell’ambito trasferimento tecnologico e delle conoscenze, che si sostanzia nella traslazione dei risultati della ricerca nei processi produttivi, nelle iniziative imprenditoriali e nella valorizzazione economica della ricerca (dai brevetti al conto terzi, agli spin-off). Questo settore deve essere decisamente potenziato, trovando dinamicità di azione e flessibilità di gestione attraverso lo strumento della fondazione universitaria, i cui risultati di gestione e di attività dovranno essere attentamente monitorati e progressivamente valutati.

Sebbene i risultati ottenuti negli scorsi anni, in termini di licenze, brevetti e creazione di spin-off, ci pongano tra gli atenei migliori a livello nazionale nelle rilevazioni dell’ANVUR, è stridente il contrasto tra le nostre enormi potenzialità, considerato anche il contesto territoriale e i nuovi salienti tecnologici, e l’entità effettiva delle ricadute che possiamo annoverare, soprattutto in confronto ad atenei stranieri con caratteristiche paragonabili alle nostre, ad esempio nell’ambito della LERU. In alcuni settori scontiamo la vicinanza con il Politecnico, che viene visto come application-oriented, e riesce ad attrarre efficacemente i finanziamenti dei privati, mentre noi siamo spesso percepiti come una torre d’avorio poco aperta all’innovazione e poco sensibile al contatto con le imprese. Deve essere ampliata la gamma delle imprese che si rivolgono alla Statale e, soprattutto, modificata la modalità di contatti, che ora si stabiliscono quasi unicamente basandosi sul passaparola e non sul fatto che il nostro Ateneo sia un’entità di ricerca riconosciuta per i servizi anche ai privati. È quindi irrinunciabile dotarsi di uno strumento funzionale che sappia fare tesoro della discussione, delle analisi e delle esperienze degli ultimi anni e sia in grado di rendere competitivo questo settore. Sono le stesse politiche europee, oltre che le linee guida della Leru, a spingere con decisione per lo sviluppo dell’impatto sociale ed economico della ricerca.

Occorre quindi creare un ambiente interno, aperto a tutte le componenti dell’Ateneo, che sappia valorizzare la traslazione dell’innovazione, lo sviluppo delle invenzioni e la diffusione di nuove forme di imprenditorialità, disegnando un programma di addestramento sia per il personale tecnico-amministrativo sia per i ricercatori, dottorandi, assegnisti, e studenti. Similmente si dovrà prevedere la definizione di procedure chiare e snelle per la creazione di spin-off e per la tutela e la valorizzazione della proprietà intellettuale.

Vanno poi promossi le attività di ricerca commissionata e i servizi tecnologici offerti dalla Statale, così come debbono essere attivati progetti di formazione e incubazione di impresa in collaborazione con altre università, associazioni di categoria, fondazioni e privati. A questo proposito sono da avviare specifiche azioni di collaborazione e di finanziamento con la Regione e con la Città Metropolitana. Nella nostra offerta didattica istituzionale abbiamo già molti insegnamenti che possono costituire, opportunamente organizzati, una buona formazione aziendale, fruibili dagli utenti-imprese come corsi singoli. Si devono istituire tavoli aperti con alcune grandi imprese, in cui i ricercatori aziendali propongano tematiche di ricerca ed i nostri ricercatori propongano possibili soluzioni.

Questo insieme di azioni e iniziative dovrà essere sostenuto attraverso la promozione di un adeguato piano di supporto finanziario per favorire il trasferimento tecnologico e delle conoscenze. In questo modo sarà possibile promuovere e mettere in pratica un’idea di ricerca e di formazione up-to-date, non solo di base e di eccellenza, ma anche rivolta a immediati problemi concreti di fronte ai quali molte imprese non hanno capacità analitica, mentre per i nostri studenti, opportunamente guidati dai loro docenti, questi nodi possono rappresentare una modalità di formazione pratica e di avvicinamento al lavoro.

Per la gestione e lo sviluppo di questa parte della nostra Terza Missione ci si gioverà anche della convenzione quadro firmata con una organizzazione non-profit, dalla Conferenza dei Rettori delle università italiane per la realizzazione di un nuovo programma, che, attraverso una metodologia open-ended denominata “C-School”, si propone di collegare menti e culture per creare un polo rivoluzionario di conoscenza per la nuova economia post-competitiva.