4. Il potenziamento dell'internazionalizzazione

L’apertura internazionale del nostro Ateneo deve interessare e coinvolgere trasversalmente tutti i nostri ambiti istituzionali, dalla ricerca alla formazione, dalla divulgazione culturale alla traslazione tecnologica. Questa dimensione costituisce sempre più un aspetto irrinunciabile per poter creare e sviluppare un ambiente di studio e di ricerca fondato sul confronto concreto con realtà internazionali di alto livello, in grado di arricchire e stimolare l’attività di docenti, ricercatori, studenti e personale.

Sotto questo profilo la Statale ha conosciuto in questi ultimi anni uno sviluppo progressivo. È stata incrementata l’offerta formativa in lingua straniera: dall’a.a. 2018-19 saranno infatti 15 i corsi di studio erogati in inglese su 130 totali (salvaguardando comunque la possibilità di studiare ed insegnare in lingua madre in tutte le nostre aree formative). Sono aumentati notevolmente gli accordi internazionali per l’istituzione di percorsi integrati con altre realtà universitarie, joint o double degrees e per i programmi di mobilità e scambio (in particolare, gli studenti Erasmus negli ultimi 4 anni sono aumentati di oltre il 40% toccando quasi quota 1.800). È stato istituito un servizio di accoglienza per gli studenti internazionali (vale a dire i nostri iscritti non residenti in Italia o con un titolo di studio precedente ottenuto in altri paesi) che sono ora circa 4.000. Siamo sede di certificazione internazionale per diverse lingue straniere (cinese, francese, inglese, russo, ecc.) e di italiano per stranieri, mentre da tre anni è attivo il progetto SLAM (Servizio Linguistico di Ateneo), finalizzato anche a porre le condizioni di una effettiva apertura internazionale per i nostri studenti verso il mercato del lavoro estero e verso le università straniere e a sostenere con corsi di italiano i nostri studenti internazionali. Nell’ambito dei programmi di mobilità, l’Ateneo ha instaurato significative cooperazioni con paesi in via di sviluppo, ai quali fornisce docenza, collaborazione e know-how. Molto intensa è l’attività di collaborazione con istituzioni internazionali, con un’ottima ricaduta in termini di produzione scientifica, così come l’ambito di finanziamento di maggiore interesse strategico è ora costituito dalla ricerca finanziata internazionale, settore nel quale si concentra la maggior parte delle risorse disponibili su programmi come Horizon 2020, per il quale la Statale ha costituito uno specifico servizio (Officina Horizon 2020). Il nostro Ateneo è diventato poi una tre sedi italiane (la sola nel Nord) prescelta dal programma Fulbright come destinazione per docenti statunitensi in visita per un periodo variabile dai tre ai quattro mesi.

La Statale ha comunque ben altre potenzialità che devono essere assolutamente messe a sistema e incrementate, anche per l’impatto che la voce internazionalizzazione ha sulla distribuzione dei fondi premiali (per la didattica, i dottorati, la ricerca, ecc.). Milano è la città più internazionale d’Italia e la seconda meta europea degli studenti Erasmus (dopo Barcellona) e di conseguenza il continuo incremento degli studenti internazionali e in mobilità deve essere, per il nostro Ateneo, una priorità strategica, così come l’attrattività verso i dottorandi stranieri e i visiting professor. Una tale politica, inoltre, si riverberebbe in maniera positiva su tutta la nostra comunità studentesca perché più numerosi e maggiormente inseriti sono gli studenti di provenienza internazionale meglio è anche per quelli indigeni, in termini di stimoli culturali, di apertura mentale e di relazioni.

Sarà quindi fondamentale fare crescere ulteriormente l’offerta formativa in lingua straniera per potere accrescere sia l’attrattività del nostro Ateneo da parte di studenti internazionali ed incrementare il numero di visiting professors, sia la rete delle destinazioni internazionali per i nostri studenti in uscita. L’attrattività di queste nuove iniziative didattiche in lingua straniera (non solo in inglese ma anche nelle altre lingue insegnate in Statale, e comunque non tali da limitare le possibilità per gli studenti e di docenti che vogliono studiare e insegnare in italiano) deve sfruttare il vantaggio competitivo sia scientifico che territoriale del nostro Ateneo.

Ancora più determinante sarà migliorare l’accoglienza verso gli utenti internazionali, dagli studenti ai dottorandi, ai visiting professor.

È necessario in particolare:

  • Costruire una versione inglese efficace del sito di Ateneo;
  • Potenziare e coordinare gli aspetti di promozione internazionale del nostro Ateneo;
  • Potenziare lo sportello di supporto che aiuti gli studenti internazionali a orientarsi nelle pratiche amministrative e nella logistica (ad esempio, affiancando quelli fra loro che debbono andare in questura per rinnovare i permessi di soggiorno per motivi di studio o all'anagrafe per ottenere i documenti di identificazione, come pure nei loro eventuali rapporti con la sanità pubblica). A questo scopo va estesa e migliorata un’azione di coordinamento con il Comune di Milano e con gli altri atenei cittadini per predisporre una piattaforma web che faciliti la risoluzione dei problemi degli studenti internazionali iscritti a uno dei centri universitari della città e che proponga loro agevolazioni comuni (già in parte presenti nel progetto Study in Milano a cui aderiamo);
  • Aumentare e migliorare l’offerta e il reperimento di alloggi (a prezzi accessibili), anche attraverso convenzioni con le istituzioni pubbliche e private milanesi;
  • Garantire la disponibilità di spazi e attrezzature di qualità per gli studiosi stranieri;
  • Promuovere ulteriormente associazioni studentesche ‘miste’ che favoriscano l’ambientamento universitario di chi viene a studiare da noi dall’estero, sul modello di quella appena fondata in Ateneo (Associazione Studenti Internazionali).

Cruciale sarà anche rendere più snelle e fluide le procedure per attivare convenzioni e accordi con istituzioni estere per la mobilità internazionale degli studenti, dei docenti e del personale.

A questo scopo, deve essere costituito un centro di competenza per l’internazionalizzazione (ad esempio sul modello dell’Officina Horizon 2020) con il compito di fornire un supporto qualificato ai professori e ai ricercatori nell’elaborazione di convenzioni, accordi e programmi internazionali, e più in generale nella gestione e nello sviluppo delle competenze funzionali alle relazioni internazionali dell’Ateneo.

Espansione deve essere poi data al placement, in ambito Erasmus+, allargando la fattiva collaborazione già instaurata con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale anche a periodi di traineeship per i nostri studenti presso gli Istituti di Cultura italiani all’estero sia nei paesi UE che extra-UE.

Allo stesso modo, pur rispettando i limiti stringenti della regolamentazione dei fondi di ricerca extraeuropei, specifica attenzione deve essere nello sviluppo di cooperazione e networking con atenei i cui paesi investono somme sempre più ingenti per formazione, scienza e tecnologia – come ad esempio, Cina, Singapore, Corea del Sud, Stati del Golfo – e che stanno diventando competitori sempre più importanti dei centri scientifici europei e statunitensi.