6. Il nuovo Campus sul sito di EXPO 2015 per il decisivo rilancio tecnologico delle facoltà scientifiche di Città Studi

La nuova localizzazione dei dipartimenti scientifici nell’area ex Expo di Rho-Pero non rappresenta soltanto – come vedremo – una straordinaria occasione di rilancio tecnologico dei dipartimenti scientifici di Città Studi, ma costituisce anche un progetto che permetterebbe di ripensare l’assetto e l’evoluzione dell’intero Ateneo, riaggregando le varie sedi dell’università in 5 poli organizzati (polo Festa del Perdono, polo Expo, polo Città studi con la possibilità che Scienze politiche, economiche e sociali e Beni culturali s’ insedino nelle aree demaniali ora di Agraria e Veterinaria, poli di Lodi ed Edolo, poli ospedalieri) sul modello campus, poli che potrebbero godere così di  servizi comuni e aggregati (mense, spazi di socializzazione, sale di studio, residenze) altrimenti impossibili da realizzare in alcune di queste aree. Quella ex Expo è invece un’area servita, infrastrutturata e capiente, collocata all’interno di un distretto che si sta interamente programmando come dedicato all’innovazione.

L’idea del campus Expo muove da una progettualità, radicalmente innovativa, che ha l’obiettivo di salvaguardare e ulteriormente sviluppare il potenziale di ricerca e formazione dell’area scientifica mettendolo nelle condizioni di accogliere la sfida della competizione con le più avanzate realtà universitarie internazionali, tutte accomunate dalla convergenza verso una più alta interdisciplinarietà e intersettorialità e da crescenti investimenti per la razionalizzazione e il potenziamento delle infrastrutture per la ricerca.

Grazie alla possibilità di realizzare nel nuovo sito un polo pensato secondo i più aggiornati ed elevati standard internazionali, i ricercatori e gli studenti della Statale potranno lavorare e studiare in spazi per la ricerca e la didattica più ergonomici, innovativi ed attrattivi, e in un ecosistema (dotato di tutti i servizi che contraddistinguono il modello di campus) aperto all’innovazione, alla dimensione internazionale, alla condivisione delle conoscenze e a sinergie con ambienti diversi (si pensi a Human Technopole, all’Ospedale Galeazzi e ai laboratori di ricerca di grandi imprese). La realizzazione di una piastra scientifica (piattaforma) di laboratori di alto livello, con strumentazione condivisa da più dipartimenti, permetterà poi una gestione delle attività di ricerca assolutamente innovativa e notevoli economie di scala, mentre gli spazi dedicati alla didattica potranno essere progettati in modo da consentire - accanto alle forme di didattica tradizionali (lezione frontale, utilizzo della lavagna) - la sperimentazione e l’introduzione di nuove metodologie di apprendimento basate sulla didattica attiva (flipped classrooms, centri di simulazione per medicina, apprendimento informale, lavoro in team) e sulle nuove tecnologie (infrastrutture digitali per e-learning,  blended-learning, fruizione asincrona), e in genere una più stretta interazione tra studenti e docenti. Anche la tipologia e la dimensione delle aule potranno essere definite secondo una modularità più flessibile e più coerente con le esigenze dei vari corsi di studio. Esigenze che già oggi sono molto differenziate e che nei prossimi decenni potrebbero evolvere lungo percorsi attualmente difficili da prevedere e che richiedono quindi la massima flessibilità strutturale e organizzativa per essere affrontati in modo efficace.  A questo si aggiunge poi la possibilità di contare sull’utilizzo anche didattico dei laboratori di ricerca concentrati nel medesimo polo. Non ultimo, il contatto con le attività di ricerca proprie di diverse discipline (es: chimica, fisica, biologia, informatica, matematica, ecc.) favorirà la contaminazione e fertilizzazione interdisciplinare, oltre a facilitare l'avvicinamento a imprese molto innovative.

Le stesse condizioni di lavoro del personale tecnico amministrativo sono destinate a migliorare sia per la possibilità di realizzare un ambiente di lavoro più funzionale, sia per la disponibilità di laboratori e di tecnologie adeguate. Il personale potrà inoltre godere degli stimoli derivanti dall’essere inserito in un contesto relazionale dedicato all’innovazione, e dei benefici derivanti dai servizi disponibili attorno al Campus.

È poi cogente – e al tempo stesso un grandissimo risultato per il nostro Ateneo – che, in un contesto nazionale dove da oltre un decennio non vengono erogati fondi pubblici ordinari per l’edilizia universitaria, ben 135 milioni di euro su Fondi di coesione e sviluppo (disposti da governo e regione all’interno del “Patto per la Lombardia 2020”) siano stati finalizzati espressamente per lo sviluppo in area Expo di un insediamento integrato universitario di aree scientifiche. La convergenza delle diverse istituzioni, locali e nazionali, nell’elaborazione e nel sostegno di questo progetto ha reso e rende la nostra presenza uno dei capisaldi del masterplan complessivo.

D’altro canto, la fisionomia stratificata dei nostri insediamenti di Città Studi fa sì che qualsiasi lavoro di ristrutturazione si riveli estremamente impegnativo sotto ogni profilo. Nessun tipo di ristrutturazione potrebbe comunque ricreare le condizioni, le caratteristiche ambientali e le sinergie garantite dal contesto del polo Expo, oltre al fatto che l’Università non potrebbe contare sullo stanziamento finalizzato, trovandosi invece a dovere sostenere da sola l’intera spesa prevista, che richiede costi unitari più alti (secondo il rapporto Balducci gli edifici centenari del demanio richiedono  ristrutturazioni massive da circa 2.000 euro/mq, mentre gli altri edifici necessitano di interventi da 1.500 euro/mq). Non potendosi interrompere per anni e in blocco le attività di una popolazione di circa 20.000 persone che studiano e lavorano in quell’area, la ristrutturazione di Città Studi darebbe vita ad uno stillicidio di interventi parziali di riqualificazione “a rotazione”, diluiti lungo un periodo di oltre dieci anni, con l’eventualità di trovarsi a fine opera con le prime realizzazioni già obsolete. Infine, le strutture adatte ad una moderna ricerca scientifica non potranno mai convivere efficientemente con aree densamente abitate, né potranno consentire una riduzione dei costi di gestione comparabile con quella di edificazioni di nuova concezione.

Questo costituisce anche un’opportunità per ripensare un futuro per Città studi, futuro che di deve si basare sulla condivisione di un masterplan che partendo dal mantenimento della vocazione universitaria sviluppi un progetto armonico e integrato dell’area, in cui sia compresa la riqualificazione delle nostre strutture (per residenze, alloggi, ecc.).

Al contrario, il Campus Expo beneficerà di una posizione strategica per i trasporti, di infrastrutture già esistenti atte ad ospitare ambienti di studio e ricerca attrattivi e competitivi, e di un’ampiezza adeguata alla realizzazione di alloggi, e spazi per la socialità, lo sport e il volontariato, dove la flessibilità della struttura consentirebbe di sperimentare modelli costruttivi e soluzioni infrastrutturali più sostenibili, razionali ed efficienti per la ricerca, con un forte abbattimento dei costi di manutenzione ordinaria degli edifici delle facoltà interessate, che al momento si aggirano intorno ai 20 milioni di euro all’anno e che grazie all’efficientamento strutturale ed energetico della nuova struttura si ridurranno del 40%. La nuova localizzazione consentirà poi di accorpare strutture (laboratori, biblioteche, ecc.) che ora risultano frammentate e disperse su un territorio molto vasto (con distanze di circa 10 km tra alcune sedi), producendo un notevole risparmio di tempo e dei costi di trasferimento.

Inoltre, la recente approvazione, da parte dei nostri Organi accademici, del progetto di realizzazione del Campus Expo è avvenuta sulla base di due modalità procedurali (finanza di progetto o appalto diretto) che non comportano impegni di bilancio superiori a quelli attualmente previsti per la gestione di Città Studi. Qualunque sarà la modalità adottata (che verrà scelta successivamente), per la Statale non ci saranno né aggravi di bilancio, né sarà necessario alienare il patrimonio immobiliare di Città Studi, che verrà quindi a costituire una riserva finanziaria (stimata in 175 milioni di euro) disponibile per i progetti futuri dell’Ateneo, dal riammodernamento ed espansione delle altre sedi al potenziamento e all’aggiornamento degli altri laboratori scientifici. Come è emerso dalla puntuale valutazione analitica, sono i 135 milioni a fondo perduto stanziati specificamente per la realizzazione del Campus e i risparmi nei costi di gestione realizzati nella nuova struttura a garantire la sostenibilità finanziaria dell’intera operazione.

L’imminente conclusione dei lavori del polo veterinario di Lodi, dopo alcuni decenni in cui la situazione era stata gestita con dilazione e incertezza, dimostra in più come una simile operazione possa essere condotta con rigore, in modo trasparente ed efficace (anche grazie all’adozione di standard costruttivi internazionali), con il rispetto dei tempi e con costi del tutto ragionevoli e sostenibili. Allo sviluppo e alla definizione delle ulteriori fasi progettuali del Campus Expo verranno dedicate tutte le opportune risorse umane, dando vita ad un gruppo di lavoro, costituito da docenti, componenti dei dipartimenti interessati ed esperti esterni, che possa supportare il lavoro degli stessi organi di governo.

L’Ateneo dovrà comunque impegnarsi, durante la fase di progettazione e realizzazione del nuovo Campus Expo, nel mantenimento delle strutture esistenti, partendo dalla sistemazione delle situazioni più critiche. Il mancato ammodernamento e la carenza (se non addirittura l’assenza), per alcuni decenni, di un piano di manutenzione efficiente hanno reso i livelli di sicurezza dei luoghi di studio e di lavoro insoddisfacenti e non adeguati ad un Ateneo di eccellenza. Si dovranno perciò attuare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, dando la massima priorità ai luoghi in cui sono più gravi le condizioni di sicurezza e disagio per il personale e gli studenti.

Il costo di opportunità di non perseguire convintamente ed efficacemente la realizzazione del nuovo Campus Expo sarebbe altissimo per l’Ateneo, sia costringendolo ad una spesa maggiore (la ristrutturazione costa di più, sia in termini netti che per unità di superficie, sia come somma totale, e non godrebbe dei 135 milioni di euro utilizzabili solo per l’insediamento nell’area EXPO del complesso integrato della facoltà scientifiche), sia condannandolo a rendimenti tecnologici decrescenti (1.500 euro/mq investiti in una area molto vincolata come Città studi consentono una resa della spesa incomparabilmente inferiore rispetto a 1.500 euro investiti in un’area nuova) e ad una drammatica e inesorabile perdita di competitività.

Si tratta, d’altra parte, di un progetto che non può essere relegato e pensato nella sola prospettiva della campagna elettorale e del prossimo rettorato. Noi ora siamo chiamati ad impegnarci e ad investire immaginando (per quanto ci è possibile) il meglio per gli studenti e i ricercatori dei prossimi cinquanta-cento anni, che si confronteranno con un futuro straordinariamente più incerto e sfidante, e a cui solo un’elevatissima qualità delle condizioni di ricerca e di insegnamento potrà fornire adeguati strumenti e competenze.