In questo spazio rispondiamo in maniera puntuale a una serie di affermazioni erronee emerse durante la campagna elettorale e sostenute da altri candidati.


È vero che lo spazio disponibile per aule, laboratori didattici e di ricerca, studi dei docenti e biblioteche nel nuovo Campus-Expo sarà inferiore a quello oggi disponibile a Città Studi?

No, la superficie lorda complessiva delle nostre strutture di Città studi è di 250.000 mq a cui vanno però sottratti 50.000 mq occupati da Centrale energetica, LASA di Segrate e altre strutture di medicina non destinate a trasferirsi nel nuovo sito. Nei restanti 200.000 mq, la superfice netta fruibile è però – proprio a causa degli ampi spazi dispersi in atrii, scalinate, corridoi ecc. di edifici storici e oggi poco funzionali – di 115.000 mq. Questa superfice è del tutto simile a quella che il masterplan ci assegna nel nuovo Campus, dove la superfice lorda destinata alla Statale è di 150.000 mq, che diventano 100.000 netti fruibili a cui se ne aggiungono poi altri 10.000 per piattaforme e infrastrutture comuni. Senza tenere conto, che sempre il progetto di massima ci ha assegnato altri 40.000 mq in più rispetto ai 150.000 iniziali, destinati a consentire ulteriori sviluppi.

Va inoltre ricordato che la possibilità di costruire dal nuovo laboratori, aule, biblioteche e studi consente di utilizzare soluzioni, tecnologie e standard molto più funzionali, avanzati e compatibili con le richieste e gli stimoli futuri. Un advisory board di nostri docenti, da poco nominato, farà da interfaccia tra le esigenze specifiche delle nostre diverse aree, dei docenti, del personale, dei tecnici, degli studenti e gli incaricati del progetto operativo.


È vero che l’investimento per il Campus-Expo non è sostenibile economicamente per la Statale e che l’impegno finanziario previsto non permetterà più di pagare gli stipendi dei dipendenti, di consentire progressioni di carriera e nuovi reclutamenti (sia di personale che di docenti), e di sviluppare altri nuovi progetti a favore delle altre aree dell’Ateneo?

Le soluzioni finanziarie presentate e in esame agli Organi accademici per la realizzazione della Campus sono due ed entrambe pienamente sostenibili per l’Ateneo.

La prima – quella della finanza di progettoavviene in neutralità di bilancio, cioè non prevede nessun impegno ulteriore nella struttura del bilancio attuale e quindi nessun vincolo sulla spesa per dipendenti, ricerca e didattica. Infatti, si basa sul pagamento di un canone annuo (comprensivo sia dei costi di realizzazione che delle spese di gestione), da versare al concessionario della costruzione del nuovo Campus, uguale ai nostri attuali costi di gestione e di manutenzione di Città Studi. Quanto si spende oggi per la gestione e la manutenzione dei nostri edifici di Città studi, circa 20 milioni di euro, sarebbe quindi quanto pagato per il canone annuale per il nuovo Campus. E questo per i significativi risparmi di spesa realizzabili in una costruzione all’avanguardia, pur con superfici nette simili a quelle utilizzate oggi a Città Studi.

Per il periodo di transizione in cui il Campus sarà in costruzione e al tempo stesso dovremo sostenere i costi di manutenzione di Città Studi si utilizzerà il finanziamento pubblico già assegnato di 135 milioni.

La seconda – quella dell’indebitamento – prevede un’esposizione limitata di 150 milioni di euro (70 nel 2022 e 80 nel 2023), dato che a fronte di un costo complessivo di circa 340 milioni (di cui circa 290 per le opere, impianti, spese tecniche e oneri e 50 per arredi, attrezzature scientifiche e trasferimento) 135 milioni vengono dal finanziamento pubblico già disposto e 55 milioni da risorse disponibili a bilancio.

L’indicatore di indebitamento per 150 milioni sarebbe del 6,5%, e quindi ben al di sotto del tetto massimo del 15% e della soglia del 10% considerata di attenzione da parte del legislatore. Questo indicatore è dato dal rapporto tra la somma di capitali e interessi e la somma di Fondo di Finanziamento Ordinario e tasse degli studenti al netto del costo del personale e delle locazioni passive, e mette in luce che nel bilancio le spese per tutto il personale sono comunque salvaguardate da ogni intervento di indebitamento. Esse devono contenersi, anche grazie al controllo nella concessione dei punti organico da parte del Ministero, entro una determinata percentuale dell’FFO, che costituisce l’entrata certa degli atenei. Sul rispetto di queste norme e di questi parametri vigila, oltre che la responsabilità propria degli Organi accademici, il Collegio dei revisori del CdA, in cui due membri su tre sono nominati dal Miur e dal Mef.

Per costruire il nuovo Campus non è quindi necessario alienare gli immobili di nostra proprietà a Città Studi. Almeno in una prima fase questi edifici resteranno a nostra disposizione per generare altre risorse finanziarie utilizzabili per tutti gli altri progetti della Statale.

Dopo la definizione dei requisiti funzionali di massima, la determinazione operativa del progetto del Campus è in progress e ad essa partecipa una task force di nostri docenti ed esperti, che si sta confrontando per condividere le migliori soluzioni scientifiche, organizzative e infrastrutturali per la nostra comunità. Alcune aree che non avevano dichiarato il loro interesse ad avere una localizzazione nel nuovo campus ora stanno esprimendo il loro interesse a trovare sinergie e spazi nel nuovo sito, a cui nel masterplan sono stati assegnati ulteriori 40.000 mq rispetto a quelli inizialmente previsti. Quindi la geografia dei dipartimenti, dei settori, dei docenti e del personale coinvolti è tuttora aperta e verrà determinata in modo condiviso.


È vero che gli RU interni abilitati sono stati svantaggiati nelle loro progressioni di carriera rispetto agli abilitati esterni e che ci sono ancora tantissimi di loro non chiamati?

No, di fatto grazie anche al piano straordinario associati gli RU in Ateneo sono passati da 847 alla fine del 2014 ai 488 attuali. I nostri RU abilitati PA nell’ASN 2012 non chiamati sono solo 80 e quelli abilitati nella tornata 2013 sono solo 22 (e alcuni di questi hanno appena vinto e sono in procinto di essere chiamati). mentre gli RU abilitati nella tornata 2016-18, che non hanno potuto partecipare al piano di reclutamento straordinario, sono ad oggi 140.
In molti dipartimenti sono già in programmazione mentre per altri bisogna trovare un piano di upgrading coordinato con la strategia del dipartimento che ne valorizzi sempre più il merito e l’impegno nella qualità di ricerca e nella didattica (operazione che consentirebbe anche all’Ateneo dei risparmi di spesa non indifferenti sugli affidamenti didattici agli RU).


È vero che per il diritto allo studio in questi anni in Statale si è fatto poco e che il nostro sistema di tassazione sia fuori legge?

Niente affatto. Noi non crediamo che il nostro sistema di tassazione sia fuorilegge. Al contrario abbiamo adottato una politica di contribuzione con la quale abbiamo esteso notevolmente il diritto allo studio. Abbiamo alzato da €13.000 a €14.000 la no tax area prevista dalla finanziaria. Dal 2013 garantiamo la borsa per il diritto allo studio a tutti gli aventi diritto in caso di insufficienza del finanziamento regionale per il DSU. Inoltre gli studenti con ISEE inferiori a €26.000 e che riescono a seguire con profitto il loro percorso di studi non pagano alcun contributo. E stiamo lavorando per innalzare il limite massimo degli interventi di riduzione a 40.000 euro di reddito ISEE. Si segnala inoltre l’impegno assunto dall’Ateneo.

Nel caso della Statale, l’entrata contributiva riscossa negli ultimi anni deriva, proprio per le condizioni reddituali dei nostri iscritti, per più del 70% da studenti non dichiaranti ovvero con redditi ISEE superiori a €70.000. Se soccombessimo al ricorso fatto al Tar in relazione allo sforamento del 20% delle tasse, si realizzerebbe il paradosso che della restituzione non ne beneficerebbero gli studenti in situazioni disagiate che già non versano alcun contributo ma quelli che hanno ISEE superiori ai €70.000.

Una siffatta contribuzione ha consentito all’Università di attuare una serie d’interventi “discrezionali” per il Diritto allo Studio, integrativi a quelli disposti dalla legge nazionale e regionale, che hanno riguardato sia la categoria di studenti che versa in condizioni disagiate o che presenta particolari requisiti di merito, sia la generalità degli studenti.

Specificatamente, per quanto riguarda la spesa per studenti in situazione di disagio economico e quella per iniziative legate al merito, gli interventi sono i seguenti:

  • Integrazione al finanziamento regionale (alloggi e mensa per il DSU) | €1.000.000,00
  • Borse integrative di Ateneo | €1.600.000,00
  • Borse per studenti stranieri | €480.000,00
  • Borse per talenti | €320.000,00
  • Borse tesi all’estero | €100.000,00
  • Borse mobilità internazionale | €500.000,00
  • Esoneri e rimborsi tasse (escluso DSU) | €2.000.000,00
  • Attività a tempo parziale studenti | €500.000,00

TOTALE | €6.500.000,00

Per quanto riguarda altri servizi e iniziative che interessano la generalità degli studenti, le componenti di spesa sono le seguenti:

  • Organizzazioni studentesche | €100.000,00
  • Finanziamento al CUS | €250.000,00
  • Finanziamento all’Orchestra | €130.000,00
  • Sistema bibliotecario: testi didattici per gli studenti | €200.000,00
  • Servizio di apertura serale biblioteche: vigilanza | €100.000,00
  • Spese per tutoraggio su attività di recupero e integrative | €1.400.000,00
  • Servizio linguistico d’Ateneo (ad oggi reso in forma gratuita) | €1.000.000,00
  • Spese per orientamento e placement | €650.000,00

TOTALE | €3.830.000,00

L’entrata contributiva inoltre certamente concorrere a garantire, sul terzo ciclo di formazione, i seguenti interventi:

  • Borse di dottorato | €14.500.000,00
  • Funzionamento dei corsi e fondi ai dottorandi | €1.200.000,00

TOTALE | €15.700.000,00